Se il traffico si sposta in quota

ESTATE IN CASA NOSTRA/ Per i ticinesi e i turisti confederati le escursioni in montagna diventeranno l’attrazione principale delle prossime vacanze Renato Pizolli: «In arrivo una campagna di sensibilizzazione mirata» – Il CAS pensa a sconti per le famiglie che pernotteranno nelle capanne in settimana

di Massimo Solari – Il Corriere del Ticino 20 maggio 2020

Ovunque andiamo sono lì che ci osservano. Maestose. Imponenti. Le nostre montagne, e i numerosi sentieri che le truccano come righe di matita, sono senza dubbio un fiore all’occhiello del territorio ticinese. Lo sanno bene i turisti: stando a una recente analisi di mercato il 49% dei visitatori che trascorrono le vacanze al sud delle Alpi si dedica all’escursionismo. E a poche ore dal lancio della campagna «Vivi il tuo Ticino» c’è da scommettere che quest’estate i percorsi in altura saranno parecchio trafficati. Già, ma con quali rischi?

Proprio negli scorsi giorni i membri del progetto di prevenzione cantonale «Montagne sicure» si sono trovati per fare il punto della situazione e gettare le basi in vista di una campagna ad hoc che scatterà in giugno. «Al concetto di escursionismo in sicurezza vogliamo integrare quegli aspetti di protezione sanitaria imposti dal coronavirus», indica il responsabile dell’iniziativa Renato Pizolli. Per poi chiarire il concetto: «Se vogliamo, lo slogan “distanti ma vicini” dovrà valere anche a 2.000 metri». Di qui l’intenzione di supportare capanne e impianti di risalita attraverso la necessaria documentazione e una cartellonistica ad hoc. Per quanto concerne invece la prevenzione di incidenti e infortuni «si andrà a consolidare quanto fatto lo scorso anno», indica Pizolli: «Sul fronte delle gite in montagna è probabile attendersi un incremento dei turisti neofiti. Attraverso i social e dei video informativi nelle capanne si tornerà quindi a sensibilizzare gli escursionisti sull’importanza della preparazione del percorso, così come sulla necessità di affrontare salite in base alle proprie capacità». L’obiettivo, rileva ancora il coordinatore del progetto Montagne sicure, «è di spingere con la campagna quando la riapertura delle strutture d’accoglienza montane sarà effettiva».

Rifugi, prenotazione d’obbligo

E a proposito di ospitalità ad alta quota. A partire dall’11 maggio i rifugi di montagna hanno potuto riaprire. «Qualcuno si è già mosso in questo senso, anche se per implementare i piani di protezione richiesti dall’autorità federale servirà tempo», precisa il presidente della sezione ticinese del Club alpino svizzero (CAS) Giovanni Galli. «In particolare – aggiunge – i provvedimenti dovranno essere in linea con le direttive dello Stato maggiore di condotta cantonale. In questi giorni ci stiamo concentrando soprattutto sui rifugi incustoditi, per i quali il controllo sarà più difficile e dove a prevalere dovrà essere la responsabilità individuale».

A livello pratico, spiega Galli, «si procederà a una riduzione dei posti letti, il sacco a pelo e la propria biancheria da letto diventeranno di fatto obbligatori, così come essenziale sarà anche la prenotazione». Insomma, addio alle gite non pianificate, sicuri di poter comunque trovare un materasso e una minestra calda in una o nell’altra capanna. Con una capacità di letti dimezzata, va da sé, diminuiranno anche le entrate per gestori e custodi. «Tra i quali non manca una certa preoccupazione», ammette Galli: «Sia dal punto di vista economico, sia sul piano sanitario. Dobbiamo infatti pensare che vi sono persone che di norma trascorrono 3-4 mesi di fila in capanna e che ora temono dunque un’esposizione accresciuta al pericolo di contagio».

D’altronde, si diceva, gli ospiti a questo giro rischiano di essere davvero molti. «Ecco perché stiamo studiando degli sconti da offrire alle famiglie, residenti e non, che decideranno di soggiornare nelle nostre capanne in settimana», annuncia il presidente del CAS Ticino. «Così facendo – evidenzia in conclusione – si vuole cercare di evitare assembramenti eccessivi durante i weekend. Un messaggio molto importante che desideriamo far passare al pubblico di casa nostra e d’oltre Gottardo».

Sentieri tra rischi e ammanchi

Per arrivare senza ammaccature sulle nostre cime e presso i rispettivi alloggi servirà una rete escursionistica all’altezza. In merito l’associazione Ticino Sentieri non ha nascosto alcune criticità dovute alla COVID-19. «I primi mesi dell’anno – indica una nota – sono tradizionalmente utilizzati per la pulizia e il ripristino di base dei sentieri dopo la stagione fredda. Questa operazione ha accumulato un importante ritardo. Se normalmente ai primi di maggio circa il 60% della rete è stato controllato, quest’anno la percentuale si aggira sul 10%. Questa attività sarà recuperata e la percorribilità della maggior parte dei sentieri sarà garantita per l’estate. Si procederà ad eseguire i lavori prioritari: quelli destinati a garantire la percorribilità e quelli sui sentieri più frequentati». Insomma, il tempo perso – salvo qualche rara eccezione – verrà recuperato.

«Certo, bisognerà capire in che misura le differenti squadre riusciranno a lavorare senza interferire con i passaggi degli escursionisti», riconosce il presidente di Ticino Sentieri Stéphane Grounauer. Per poi affrontare un altro punto delicatissimo: «A causa delle minori entrate dalle tasse di soggiorno le OTR prevedono che il budget 2020 per la manutenzione dei sentieri sarà ridotto di 1,2 milioni di franchi. A nostro avviso serviranno degli accorgimenti. Trascurare la cura dei sentieri proprio nella fase di rilancio del settore turistico sarebbe un grave errore». Di qui la lettera inviata al Consiglio di Stato per chiedere di non far mancare le risorse necessarie al compimento di questa missione. Ma i margini di manovra ci sono? «Beh, il Gran Consiglio ha di recente approvato lo stanziamento di un credito di 7 milioni per il periodo 2020-2023 destinato ai lavori di miglioria e di costruzione dei sentieri escursionistici», ricorda Grounauer: «A nostro avviso il Governo potrebbe rivedere in parte l’utilizzo di questi fondi, anticipando il versamento di determinate tranche a favore della manutenzione dei sentieri e posticipando magari il finanziamento di alcuni progetti speciali».

Ferie ‘local’, tutti in capanna, anzi nella tenda lì vicino

Una vacanza su 3 rovinata dal Covid-19, molti elvetici faranno le ferie in Svizzera. Il turismo scalpita per riaprire, Berna deciderà a breve

di Simonetta Caratti – LaRegione 27 aprile 2020

Una vacanza su tre rovinata dal Covid-19, che però non toglie agli svizzeri la voglia di viaggiare: il 38% è pronto a fare le valigie come da programma, se le restrizioni saranno eliminate, il 34% la ha annullate. Molti stanno pensando alle ferie in Svizzera, secondo l’indagine (su 1003 elvetici) dell’Istituto per la comunicazione e il marketing dell’alta scuola di Lucerna. Il turismo indigeno sarà decisivo per le regioni, come il Ticino, su cui peserà l’assenza degli stranieri. Come saranno queste vacanze ’local’ in sicurezza? Se ne è discusso ieri in un incontro a Berna tra una delegazione del Consiglio federale (Simonetta Sommaruga, Alain Berset e Guy Parmelin) ed i rappresentanti del ramo turistico, duramente colpito. L’estate è alle porte e si scalpita per ripartire: “Un dialogo costruttivo”, per Barbara Gisi condirettrice della Federazione svizzera del turismo, che si impegna a fare la sua parte per evitare una seconda ondata.  Il turismo dovrà essere ’sicuro’. Quando e come ripartire lo discuterà mercoledì il Governo federale, forse ci sarà un allentamento dopo 11 maggio. 

Vacanza in capanna o forse nella tenda lì a due passi 

Il motto sarà vacanze a casa. Anche le capanne ticinesi potrebbero diventare il rifugio di molti vacanzieri. Saranno aperte? Camerate, refettori, cucine spesso piccole… mal si adeguano alle misure anti-coronavirus. Sui tempi di apertura tutto dipenderà dalle decisioni del Consiglio federale. Intanto dietro le quinte sia il Club Alpino Svizzero (10 capanne in Ticino) sia la Federazione alpinistica ticinese (30 capanne) stanno mettendo a punto misure di sicurezza. Una cosa è certa, la stagione sarà difficile. “Il tasso di occupazione sarà inferiore, alcune capanne potranno accogliere la metà, anche meno, dei turisti abituali. Si dovrà valutare se sarà economicamente sostenibile. Con l’Associazione Capanne svizzere stiamo lavorando ad un piano da proporre alle nostre capanne e mettere a disposizione anche di altre associazioni. Ciascuno dovrà adattarlo alla propria situazione”, spiega alla Regione Bruno Lüthi, responsabile della gestione capanne CAS. Un’ipotesi, per mantenere le distanze sociali, potrebbe essere quella di piazzare delle tende a due passi dalle capanne. «È un’ipotesi che stiamo valutando, ma i posti al ristorante rimangono gli stessi e anche le toilette. Quello che posso dire è che gran parte dei nostri capannari vuole aprire», precisa Lüthi. 

Stesso problema si pone per le 30 capanne della FAT in Ticino. «Stiamo pensando a soluzioni per aprire in sicurezza, quando sarà possibile. È difficile mantenere le distanze nei dormitori, nei refettori, nelle cucine, spesso piccole, delle capanne. Se dobbiamo sterilizzare tutto ogni giorno diventa oneroso. Dobbiamo poter mantenere un livello di sicurezza per collaboratori e ospiti, evitando nuovi contagi», spiega Enea Solari, portavoce FAT. C’è scetticismo per le tende all’esterno: «Pongono problemi di sicurezza in caso di repentini cambiamenti meteo e di normative che possono prevedere il divieto di campeggio nelle zone protette. Non da ultimo i capannari dovrebbero anche sorvegliare la pulizia dell’ambiente nel rispetto del concetto “Montagne pulite” che ha visto l’adesione della FAT. La montagna deve vivere, nel rispetto del sudore di chi ha costruito e gestito fino ad ora le capanne, senza scendere a compromessi orientati al mero profitto economico. Prima viene la salute delle persone», precisa Solari.

Rifugi non custoditi, per le emergenze, non per sfuggire alle norme anti-Covid-19

Intanto nei rifugi non custoditi c’è già chi si gode la montagna. «Guardando le tracce di escursionisti sulla neve concludiamo che ci sono stati escursionisti nelle capanne non custodite. In quale misura non si sa, perché sono luoghi ancora difficilmente raggiungibili. Ricordo a tutti, che sono accessibili unicamente per ragioni di emergenza e non per aggregarsi liberamente senza rispettare le norme anti-coronavirus”, conclude Solari.

Vacanze in auto o treno a casa nostra  

Nel 2020 le vacanze, borsellino permettendo, saranno molto ‘local’. Ad esempio Hotelplan Suisse, che da tempo punta con Autoplan al turismo indigeno con un’ampia scelta di strutture alberghiere (320 di cui 28 in Ticino), pubblicherà a fine maggio proprio un flyer di 6 pagine, ci spiega la portavoce di Hotelplan Ticino Gaby Malacrida, dedicato alle ferie in Svizzera: “L’offerta alberghiera consente vacanze in famiglia e non, con la possibilità di raggiungere la destinazione in auto o mezzi pubblici”. Le agenzie viaggi del tour operator elvetico, che al momento lavorano a porte chiuse, stanno già ricevendo le prenotazioni per i viaggi d’autunno. “L’attuale situazione tra frontiere chiuse e scarsi collegamenti aerei (giovedì scorso da Zurigo sono partiti in totale 4 aerei) non consente di fare previsioni a breve termine. Inoltre, per i ticinesi è impossibile – al momento – raggiungere l’aeroporto della Malpensa”, conclude.