Sentiero Pian Geirètt – Capanna Scaletta di nuovo agibile

In merito all’avviso di lunedì 12 agosto, siamo lieti di potervi confermare che la situazione di forte disagio in zona Pian Geirètt, è rientrata.
L’enorme quantitativo d’acqua presente un po’ ovunque sul piano è già defluita e si può ripercorrere il sentiero verso la Capanna Scaletta in maniera piuttosto intuitiva anche se, qua e là, vi sono ancora delle pozze d’acqua.

Buone escursioni!

Programma per il 1. agosto nelle Capanne della SAT Lucomagno

Jean Renggli der Ältere – Il giuramento del Grutli (Rütli), 1891

La SAT Lucomagno invita tutti a trascorrere la festa del 1. agosto nelle proprie capanne!

La Capanna Scaletta (2’205 m s/m) è raggiungibile dopo una salita a piedi di circa 1h partendo da Pian Geirètt e vi attende per l’occasione con i suoi “gnocchi fantasia”, le zuppe del giorno, i salumi e i formaggi bleniesi. Una ghiotta occasione per passare la giornata all’aria fresca della Greina.

La Capanna Dötra (1’750 m s/m) la si può raggiungere da Acquacalda e da Camperio dopo una camminata di 1h30’ oppure con l’auto da Piera. Oltre all’aperitivo offerto sarà l’occasione per gustare un buon piatto di spezzatino con polenta al prezzo di 20.- CHF.
Sarà possibile apprezzare anche salumi e formaggi nostrani ammirando il panorama che va dal massiccio del Simano, all’Adula, alla Töira.

Nella speranza di accogliervi numerosi, tutti sono i benvenuti!

Campagna di sensibilizzazione “Montagne sicure”

guarda l’intervento di Enea Solari su Teleticino

Grazie alle sue straordinarie ricchezze naturali e ai paesaggi suggestivi, la montagna in Ticino è da sempre meta prediletta di giovani e adulti (residenti e turisti) in ogni periodo dell’anno. Tuttavia dietro il richiamo di questi splendidi luoghi possono celarsi pericoli, che a volte portano a risvolti anche gravi.
La campagna di prevenzione “Montagne sicure” ha lo scopo di sensibilizzare coloro che, indipendentemente dalla stagione, trascorrono il loro tempo libero o praticano delle attività in montagna.

Consulta il sito cantonale di Montagne sicure e scarica la versione estiva del flyer informativo per affrontare la montagna con più consapevolezza.

I dieci 3’000 della Valle Malvaglia

di Danny Caron

Finalmente, dopo aver messo l’idea in programma da diverso tempo, trovo qualcuno che mi accompagna per affrontare il concatenamento delle dieci cime sopra i 3000 metri della Valle Malvaglia. Cime che fanno da confine tra Ticino e Grigioni. In realtà le vette, tralasciando l’Adula, sono nove. Il Piz de Stabi 3136m, sebbene fuori dalla linea di confine, è di passaggio e sarebbe dunque un vero peccato non salirci.
Io e Ronnie ci troviamo alle 02:30 a Malvaglia, saliamo fino a Fontané dove lasciamo la prima auto e saliamo parcheggiando la seconda a Cusiè. Ci incamminiamo verso le 03:10. Il cielo è stellato e ci sono circa 15°C.Condizioni perfette per camminare!

Raggiungiamo l’alpe di Quarnei in circa 45 minuti, imboccando, tra le mucche, il sentiero che porta al laghetto dei Cadabi. Appena sopra la cascata a quota 2400 metri attraversiamo il riale puntando verso est in direzione del Cengio dei Cadabi 2468m. Da qui in poi saliamo le Gane dei Cadabi immersi nella nebbia prestando particolare attenzione a mantenere il fiumiciattolo alla nostra destra per orientarci nel buio. A quota 2700m buchiamo lo strato di nebbia e la vista si apre sulla Valle Malvaglia. Raggiunto il Passo dei Cadabi il sole comincia ad illuminare le nuvole verso est. Da questo punto è possibile attaccare la cresta verso nord che porta alla cima dell’Adula percorrendo la “Via dell’amicizia”. Noi proseguiamo verso sud-ovest. Dopo circa tre ore ci troviamo sulla prima cima presente nella nostra tabella di marcia, ovvero la Lògia 3080m. Dopodiché scendiamo lungo la cresta.
Sia la discesa dalla Lògia che la salita al Pizzo Baratin 3037m risultano veloci. Dopo circa mezz’ora, infatti, raggiungiamo quest’ultimo. Il tratto di cresta che porta alla prossima cima, nonché terza tappa del nostro giro, è abbastanza pianeggiante ad eccezione dell’ultimo tratto nel quale bisogna affrontare alcuni facili tratti di arrampicata. Nell’arco di dieci minuti giungiamo al Pizzo Cramorino 3134m.
Abbiamo giusto il tempo per sgranocchiare qualcosa quando presto giunge già il momento di avviarci verso il Vogelberg 3218m. Qui la cresta risulta facile e divertente, al punto che in mezz’oretta ci troviamo in vetta al nostro quarto obiettivo. Altri venticinque minuti sul filo ci portano al Rheinquellhorn 3199m.
Sono circa le 08:00 e abbiamo alle nostre spalle la metà delle cime previste. Da qui in poi le distanze e i tempi tra una vetta e l’altra si allungano. Cominciamo la discesa sulla piacevole cresta che porta al Zapportpass. Dopodiché il percorso diventa pianeggiante fino al Pass de Stabi, dove passati alcuni laghetti, deviamo in direzione est per salire l’unico 3000 “straniero”: Il Piz de Stabi 3135m. Dopo quarantacinque minuti ci ritroviamo a scattare le foto all’ometto grigionese.

La settima cima da affrontare è il Puntone dei Fraciòn 3202m. Per raggiungerlo dobbiamo ripercorrere il tratto fino al passo. Successivamente percorriamo il filo in direzione sud che porta al Puntone dei Fraciòn. In trenta minuti siamo ai piedi della croce per la foto di rito. Dopo aver mangiato, ci avviamo verso la complessa cresta che porta al Passo di Giumello. Quest’ultimo risulta essere il passaggio chiave dell’intero giro: scendere lungo il filo di confine fino a quota 3100 metri. A destra della direzione di discesa proseguire verso la Valle Malvaglia, qui si vede un’evidente torre di roccia dalla forma quadrata, poi abbassarsi fino a quest’ultima e poco prima di averla raggiunta tagliare verso sinistra scendendo per le cengette fino a riprendere la cresta a quota 3040 metri. Questo tratto è particolarmente esposto. È possibile evitarlo ritornando fino al Pass de Stabi, poi scendere con l’aiuto della corda fissa d’acciaio verso est e da ultimo aggirare il Puntone dal lato grigionese per poi ricongiungersi al Passo Giumello. Una volta raggiunto quest’ultimo, ci siamo abbassati sul versante ticinese in modo da evitare le torri che conducono al Puntone della Parete che ci avrebbero fatto perdere diverso tempo, in quanto bisogna legarsi.
Una volta superato il Puntone della Parete, si ritorna in cresta a quota 2924 metri. Da questo punto, dopo un chilometro di filo, giungiamo al Piz Piotta 3121m. Sono trascorse due ore dall’ultima vetta.
La nebbia sale dai Grigioni diradandosi sulla cresta, nei successivi trenta minuti raggiungiamo la penultima vetta: la Cima Rossa 3161m. Sono le 11:50 e ci manca solo l’ultimo traguardo. Per completare al meglio questa giornata un’aquila mostra la sua bellezza volandoci a pochi metri di distanza. Purtroppo, questa rara visione non allevia il nostro dolore alle gambe che, a questo punto del cammino, comincia a farsi sentire.

Intraprendiamo la discesa fino alla Bocchetta di Cima Rossa per poi salire l’ultimo dei dieci pendii. Abbiamo impiegato quasi un’ora per arrivarci. Alle 12:30 la Cima dei Cogn 3062m è finalmente nostra! Dopo nove ore e mezza si conclude così la nostra avventura in cresta. Purtroppo, bisogna ancora affrontare la lunga discesa che conduce a Fontanè passando per l’Alpe di Piotta. Discesa che dura due ore e trenta per un totale di circa dodici ore.


Informazioni utili

  • distanza 27km
  • dislivello positivo totale 3000 metri
  • dislivello negativo totale 3400 metri
  • durata 12 ore
  • eventuale punto d’appoggio: Capanna Quarnei
  • noi abbiamo percorso l’intero giro senza usare corda e imbrago ma per sicurezza li avevamo nel sacco.

Tempistiche e riferimenti

  • 03:10 partenza da Cusié
  • 03:55 Alpe di Quarnei
  • 06:00 Lògia
  • 06:30 Pizzo Baratin
  • 06:50 Pizzo Cramorino
  • 07:20 Vogelberg
  • 08:00 Rheinquellhorn
  • 08:40 Piz de Stabi
  • 09:15 Puntone dei Fraciòn
  • 11:15 Pizz Piotta
  • 11:45 Cima Rossa
  • 12:30 Cima dei Cogn
  • 15:00 Fontanè

Motoslitte fuori dai luoghi consentiti anche in Val di Blenio

Il problema viene confermato dalla sindaca di Blenio. Il presidente Sat Lucomagno Enea Solari: ‘Servono più controlli’

di Samantha Ghisla, LaRegione, articolo del 01.03.2019

Finché nessuno si fa male, nessuno ne parla, o perlomeno non pubblicamente. Ma ciò non significa che il fenomeno non esista. Quanto raccontatoci all’indomani dell’incidente mortale avvenuto domenica sulla cima della montagna sopra Mesocco dalla sindaca di Campodolcino – ovvero di scorribande selvagge con le motoslitte al di fuori dei tracciati consentiti – trova riscontro anche in alta Valle di Blenio. E in particolare nella zona di Dötra e del Lucomagno, particolarmente apprezzate da amanti degli sport invernali ed escursionisti in tutte le stagioni. Come sottolinea la sindaca di Blenio Claudia Boschetti-Straub, il Comune ha rilasciato i permessi per il raggiungimento delle molte cascine e rustici presenti sul territorio, come prevede un apposito Regolamento sulle slitte a motore (risalente al 2008 e attualmente in fase di revisione). Il problema, aggiunge la sindaca, è chi non rispetta la regolamentazione cantonale che al momento prevede che questi mezzi circolino solo su strade innevate e non nei prati o tra i boschi. «È un mezzo importante e utile ma dev’essere utilizzato in conformità con le leggi, alla stregua di qualsiasi altro mezzo di trasporto. Non per andare in giro a scorrazzare fuori zona», avverte la sindaca. Boschetti-Straub riconosce il fenomeno ma aggiunge che il Comune non può intervenire. Al di là della vastità territoriale che non facilita le verifiche – Blenio ha una superficie di 202 chilometri quadrati – le multe vengono comminate dalla Sezione della circolazione su segnalazione della Polizia cantonale o dell’Ufficio caccia e pesca. Stando a nostre informazioni, nelle scorse stagioni invernali sarebbero fioccate parecchie sanzioni. Secondo il presidente della SAT Lucomagno Enea Solari, per arginare il fenomeno potrebbe essere utile inasprire ulteriormente i controlli. «Ci sono persone che si recano in queste zone con motoslitte da svago e s’inoltrano per i boschi creando disturbo dal punto di vista fonico e della fauna – spiega Solari –. Il problema esiste, lo constatiamo di persona e ci viene spesso riportato dagli escursionisti». Se da una parte le forze deputate al controllo spesso hanno altre priorità, rileva il presidente sezionale della SAT, dall’altra risulta in effetti difficile cogliere in flagrante chi non rispetta le regole. Complice il fatto che probabilmente la cerchia di chi commette le infrazioni comunica tramite messaggi sul cellulare i controlli in corso.

‘Un mezzo utile, da non demonizzare’

Al di là alla pericolosità delle scorribande, Solari ritiene che questa pratica particolarmente fastidiosa per chi si vuole godere la natura in tranquillità possa rischiare di far fuggire gli escursionisti da questi monti. Al contempo il presidente della SAT sottolinea la necessità di non demonizzare tale mezzo di trasporto che può risultare particolarmente utile in più ambiti regolamentati, ad esempio per battere i sentieri escursionistici durante l’inverno, per trasportare turisti alla capanna Dötra di proprietà della SAT o come mezzo di soccorso in zone discoste. «La motoslitta non è di principio pericolosa – aggiunge Solari – ma lo è chi la utilizza in modo errato. Di fatto i motoslittari sono un gruppo ristretto e al loro interno c’è una nicchia di persone che non rispetta le regole». Secondo il nostro interlocutore, solitamente si tratta di giovani che si ritrovano in sella a bolidi con cilindrata e motori che non hanno limitazioni e finiscono per emulare filmati su YouTube girati nelle distese del Nord America.

Come detto, non tutti i proprietari di motoslitta si comportano così. Lo ribadisce pure il presidente del Motoslitte club Ticino Fausto Tinetti, che invita a non fare di tutta l’erba un fascio. Il club che raggruppa circa 180 soci si è munito anche di un codice etico e s’impegna a effettuare sensibilizzazione tra i membri, sottolinea Tinetti. «È un mezzo ben integrato e indispensabile per poter frequentare le nostre regioni. Chi investe per riattare delle abitazioni in zone discoste deve potervi accedere anche quando la strada è innevata», aggiunge Tinetti.

Decreto delle zone di tranquillità – Leggi le osservazioni della SAT Lucomagno

© Hansruedi Weyrich – www.weyrichfoto.ch

Nel 2016 il Consiglio di Stato ha istituito il Gruppo di lavoro zone di tranquillità con lo scopo di formulare una proposta di istituzione di zone di quiete per la selvaggina all’interno delle quali i mammiferi e gli uccelli selvatici siano sufficientemente tutelati dal disturbo arrecato dalle attività antropiche ricreative e dal turismo, definendone le norme comportamentali.

Assemblea ordinaria – venerdì 22.02.2019

La SAT Lucomagno ha il piacere di invitarvi all’Assemblea Generale ordinaria che si terrà venerdì 22 febbraio alle ore 18.00 presso la Casa comunale di Olivone per deliberare sul seguente ordine del giorno:

  1. Apertura dei lavori, nomina di 2 scrutatori e accettazione dell’ordine del giorno;
  2. Lettura del verbale dell’Assemblea generale ordinaria 2018;
  3. Relazione del Presidente;
  4. Relazione delle Commissioni: Capanne, Colonna di soccorso e formazione, Manifestazioni, Gite e attività giovanili, Pubbliche relazioni;
  5. Relazione del Cassiere e Rapporto di revisione dei conti 2018;
  6. Palestra di arrampicata;
  7. Nuovo Statuto SAT Lucomagno;
  8. Nomine statutarie;
  9. Nomina dei revisori;
  10. Designazione dei Delegati alla FAT;
  11. Visione futura e obiettivi
    Relazione di Raffaele De Rosa, direttore dell’Ente Regionale per lo Sviluppo del Bellinzonese e Valli (ERS-BV);
  12. Eventuali.

Seguiranno aperitivo e cena presso la Pensione Centrale di Olivone.
Per la cena si prega di riservare direttamente alla Pensione Centrale, 091 872 11 07, entro il 19 febbraio.